Ciao mio caro amico, io sono sempre qui tra un pensiero filosofico, una turba mentale e un tuffo nel mio pozzo interiore.
Oggi tocco un argomento che non vorrei toccare, sono in ritardo ma è ancora caldamente discusso, per fortuna, aggiungerei.
Lo faccio perché questo sabato sarà giornata di manifestazioni e anche perché lo scorso venerdì: alla bancarella del libro ho comprato due romanzi.
Spinta dalla curiosità per lo shopping e non avendo visionato prima i titoli, sono andata ad occhio e con un pizzico di culo.
Quindi non ho avuto l’opportunità di confrontarmi con i miei guru della lettura: Orso e Graziella (non sono personaggi inventati dalla mia fervida immaginazione, esistono realmente).
I libri sono: Le ragazze di Parigi di Pam Jenoffhttps://amzn.to/3RdtNG9 e il Prezzo dell’inganno di Elisabeth George https://amzn.to/47tiSOn.
Ho finito ieri sera di leggere Le ragazze di Parigi e oggi sono qui a parlare di patriarcato e machismo, o meglio: cultura patriarcale e maschilismo e di quanto l’una sia figlia dell’altro.
Non parlerò di casi di cronaca in modo specifico ma semplicemente sviscererò un pensiero analitico su un fenomeno che si trasforma e muta, ma senza perdere la sua matrice.
La settimana scorsa ho parlato di quanto la cultura machista fosse assorbita e interiorizzata dalle donne, tanto da creare il paradosso (manifesto contro la violenza sulle donne nonostante io ho atteggiamenti violenti contro esse).
La cultura del padre padrone nelle dinamiche familiari è schiacciante, non crediate mica che i figli maschi siano esclusi. Loro sono gli attenzionati speciali. Sono quelli che devono garantire il prosieguo del nome e della stirpe. Ogni forma di debolezza verrà cancellata a colpi di cinghiate e “nonnismo familiare”. Il patriarcato fino a vent’anni fa rendeva le donne schiave perfette, mentre gli uomini, credendosi liberi, erano schiavi anch’essi ingabbiati in stereotipi di mascolinità.
Caro mio amico e raccoglitore, una volta che abbiamo creato la coppia perfetta per il Dio Padre e Padrone, sai dirmi che figli questi individui riusciranno a tirare su?
Maschi con anime fragili e lesionate, curati con spruzzate di machismo e mandati nel mondo a far danni. Le donne avranno talmente tanto interiorizzato il padre padrone che darà tutto per scontato e normale. Ecco cos’è il patriarcato ai giorni d’oggi.
Il non riuscire a riconoscere le cose sbagliate che reinterpretiamo come attori inconsapevoli in questa società distratta, annoiata e poco attenta.
Potrei dilungare il discorso parlando delle grandi regnanti di un tempo, schiave della chiesa e del Dio fallico: Elisabetta la vergine e Victoria con i protocolli di isolamento pre e post parto: che l’allontanavano dal suo ruolo effettivo in quanto momentaneamente impura.
Insomma dove la dinamica di potere è invertita e quindi è una donna capo di stato, subentra Dio a riequilibrare i poteri.
L’unica cosa che aggiungerei a questo sproloquio è che la tossicità di questa società ci annienterà tutti.
Il patriarcato si è evoluto cambiando le regole. Da figlia di un padre padrone e dove la paura e l’inadeguatezza vociavano forte in me, spingevano il super Io a sovra elaborare sensi di colpa e paure, quel tanto da tenermi con i piedi ben piantato. Ora no, non è più così.
Questi ragazzi vengono lasciati soli, coccolati e viziati, ricoperti di griffe e mai un no. Stiamo compensando per eccesso alle mancanze vissute, con un’inondazione di eccessi e libertà, creando narcisisti patologici.
Ora basta meglio che torni a raccontare di questo meraviglioso libro di Pam Jenof e alla sua trama.
La storia si sviluppa in tre filoni narrativi e raccontati da tre donne diverse.
Anche in questa storia il patriarcato urla forte donne dei primi anni quaranta, donne che sono state usate, vendute. Donne umiliate e tradite, quindi vedi mio caro amico non ci sarei riuscita nemmeno se l’avessi premeditato. Stare qui a parlare di donne e patriarcato e soprattutto di mascolinità tossica.
Credevo fosse un romanzo rosa, allegro e un po’ sciocco come sciocca sono io, tante volte. Ma come al solito mi sono ricreduta e ne sono contenta.
Concludo con la mia solita riflessione.
Insegniamo alle nostre figlie che la vita non è una favola, ma un cazzo di film horror. Avremo più ciniche? E chi se ne frega meglio ciniche che morte.
Passa e chiudo alla prossima.