Tik Tok e altri imbarazzi simili.

Ciao mio caro amico virtuale, che fa strano quasi come amico immaginario, pazienza strano è bello. Anche perché sono qui a scrivere su uno sfondo azzurro cielo e il font speciale quello per la lettura facilitata, anche perché spero in un giorno non molto lontano, dove la mia mentore donna Graziella questi “articoli” (post fa tanto Facebook 2006 e io aborro) li legga e basta. Io adoro avere le sue attenzioni ma ha un’età e non posso toglierle il buonumore con i miei errori da svampita dai pensieri ingarbugliati. La riflessione della settimana (che non s’è mai conclusa) è sul lavoro immane che ci vuole per farsi conoscere sui social, e sul fatto che stasera, non riesco a inserire gli apostrofi (sto fresca). Sulla mia lapide scriveranno era mossa da buone intenzioni ma la sua anima era bionda.

Con l’avvento di Tik Tok il trash ha ripreso a spopolare, l’apparire ha ammazzato il comune senso del pudore e la dignità per se stessi. Contenuti in chiave moderna e digitale di un freak show. I “Freak” povere anime di Dio nate in un tempo e in un epoca che non era prontaper accettarli; e per sopravvivere hanno dovuto indossare i loro costumi più bizzarri. Da freak so benissimo di cosa parlo. Il problema è che non lo sanno gli altri. I milioni di idioti che spopolano con la loro povertà d’animo e miseria umana deridendo questo esercito di morti di visibilità. Tutti a bramare l’era dell’acquario ma io a questi una zappa in mano darei, e li manderei a zappare nell’oceano.

Mi sono ripersa (lanciatemi una fune, un gomitolo di filo rosso).
Eccomi, parlavo di contenuti che sempre più vuoti e intenti a spegnere quei due neuroni anzi tre: mangiare, andare in bagno e altre cose da Real Time.

Ecco io sono qui a preoccuparmi degli errori, della punteggiatura, se quello che sto scrivendo formula un pensiero di senso compiuto. Ma no, su Tik Tok la sagra di chi s’é ritirato da scuola al secondo anno di materna (l’asilo se qualcuno non avesse capito).

Non sono mai stata una brava divulgatrice sono cresciuta con lo stigma di stare sul cazzo alla gente a prescindere, ma questo non mi porterà a fare l’idiota sui social anche perché io per strada, non voglio essere fermata. Anche perché scanso gente come se fossi il boccino di uno che fa colazione con grappa e bestemmioni (quei Porco … che tu pensi ora ci folgora), o Feltri.

Non ho la pretesa nell’insegnare qualcosa a qualcuno, sono qui a mettere su un foglio elettronico le mie elucubrazioni da Nettuno in dodicesima.

Ma, mi rendo conto che, in tantissimi han venduto l’anima al consumismo in nome dei follower.

Il pensiero di questa notte va tutti quelli che hanno bramato una vita di normalità e di anonimato, perché, vero si che l’esibirsi, gli ha permesso di sopravvivere ma li ha anche ammazzati lentamente.

Mi conviene chiuderla qui la gatta mi ha lanciato il suo sguardo da< sfigata non ti leggerà nessuno>

Passo e chiudo vado a dar da mangiare al gatto ipercritico.

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Pubblicato da lastronzaomofoba

Diario Autobiografico, tra il ridicolo e il paradosso “LaStronzaOmofoba” racconta la sua vita. Tra attacchi di ira, sconforto e qualche bella notizia. L’utilizzo di questo Blog come se fosse un vero e proprio diario. Sperando di far sorridere, riflettere e emozionarvi. PS: Chiedo scusa per le parolacce, ma chi, in fin dei conti non scrive qualche parolaccia nel proprio diario?!

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